
Per ognuna delle nostre azioni ci sono solo conseguenze.
(James Lovelock)
Tutto ciò che ci ci circonda è percepito dai nostri i sensi come una realtà con la quale interagire. Le strutture biologiche che popolano il pianeta, con cui ci confrontiamo continuamente, che siano Flora, Fauna, Monera, Protisti o Funghi, sono da noi percepite come realtà esterne al nostro essere. L’utilizzo che ne facciamo, che avviene spesso senza considerare l’effettiva sinergia esistente tra noi ed esse, avviene quasi sempre oltre il loro limite vitale, causandone l’estinzione o, ne migliore dei casi, riducendo la biodiversità.
A questo ‘modus vivendi’, strettamente antropocentrico, si contrappone la “teoria di Gaia”, sviluppata dallo scienziato J. Lovelock, che suggerisce come l’intero pianeta sia un super organismo, del quale la specie umana non è altro che uno dei tanti ‘organi’ costituenti. Questo super organismo è in grado di regolare le proprie funzioni operando degli adattamenti qualora si vengano a creare delle disfunzioni generate dal malfunzionamento o dal sovrasviluppo di un ‘organo’. E’ intuitivo pensare che se un componente costituente genera un’alterazione, tutto il super organismo ne viene a soffrire fino ad arrivare, nel caso estremo, ad una cessazione vitale.
L’uomo, in questo caso, sta operando le alterazioni principali all’equilibrio che si è venuto a consolidare in miliardi di anni di evoluzione e queste, se non corrette in tempo, potrebbero generare un ‘rigetto’ concretizzato con l’estinzione del genere umano.
I ‘Frammenti di Gaia’ sono, nel caso di questo lavoro ormai ventennale e in continua trasformazione, delle immagini che testimoniano la bellezza e i colori, che potremmo perdere, delle forme di vita vegetali che ci circondano.